LGA 2 8

Da DiploWiki.

Tutto è perduto fuorché l'onore.

ANNUARIO AID n.2 del 1.2.1993 / www.campodimarte.org

Di Fabrizio Mattei


In questo mio piccolo spazio non voglio affrontare problemi inerenti le migliori strategie da adottare alla guida di determinate potenze - lascio tale compito a ben più titolati esperti ed alla personale inclinazione di ognuno di noi - ma bensì tracciare una sorta di galateo ad uso e consumo del giocatore postale di Diplomacy.

Quel poco di esperienza accumulata in questi anni di gioco postale, infatti, mi ha permesso di rilevare come fondamentali “comportamenti di gioco” non sempre siano rispettati dai giocatori ma, anzi, stravolti sino ad eccessi inspiegabili: ma andiamo per ordine.

Quale atteggiamento, indipendentemente dalla potenza assegnata, deve assumere un giocatore nella partita? Leone o volpe?

E intuitivo che le potenze centrali o la Russia, circondati da ben quattro stati, dovranno alternare maggiormente il “guanto di velluto” con il “pugno di ferro” a differenza della Francia che, nella maggior parte dei casi, può mostrare immediatamente i denti alla limitrofa Germania stante le “quasi automatiche” situazioni di indifferenza-attesa che si creano con l’italiano e l'inglese (per poterla attaccare con buone speranze di successo occorre una robusta flotta da costruire in diversi anni): allora, in definitiva, cosa fare?

Il gioco per posta, in cui la segretezza riveste un aspetto rilevante, privilegia il “contatto a 360° gradi” e pertanto una buona mossa iniziale è spedire ai restanti sei giocatori una missiva di “amicizia”. L’aver instaurato buoni rapporti anche con le potenze più lontane potrebbe rivelarsi determinante a centro partita per venire a conoscenza, e quindi prevenire opportunamente, eventuali accordi contro di noi: inoltre una semplice disamina delle risposte ricevute, non tutti - purtroppo - rispondono, può rivelarci la provenienza degli attacchi...

Se si ha la fortuna di superare indenni i primi anni di gioco, nel centro partita, indubbiamente la fase più delicata, i giochi diplomatici diventano molto più sottili e di conseguenza le proposte si fanno sempre nette e precise ... e nuovamente ci assale il solito dilemma: assumere un atteggiamento minaccioso ed aggressivo oppure amichevole e schietto?

Ho avuto il piacere di giocare “faccia a faccia” con un “maestro” di Diplomacy (è torinese: indovinate chi è?) e, al posto del Giulio Cesare che mi aspettavo, ho trovato un Cincinnato! Esponeva ogni sua idea in modo dimesso e cordiale, ma riusciva a compiere sempre quanto prefissato e se aveva disatteso alcuni accordi, si avvicinava con fare pietoso convincendomi che non aveva nessuna colpa per quello che era successo! (chi vinse quella partita...?).

Di contro ho avuto modo di discutere in merito ad un “famoso” Attila del Diplomacy (smascherato anche su PERGIOCO che riportò la notizia di una sua vittoria grazie a “devastanti voltafaccia”) con un altro giocatore, e quest’ultimo mi confessò che, quando c’era “lui” in partita, i restanti giocatori, di comune accordo, prima lo eliminavano e poi iniziavano a giocare.

Non dubitai di quanto affermato poichè personalmente posso narrare di una non proprio amichevole conversazione telefonica con questo Attila al termine della quale, appreso che non intendevo seguire i suoi disinteressati consigli di suicidio, si congedò con un “ma se non muovi come ti ho detto significa che non capisci proprio niente di Diplomacy!”: ottimo esempio di come non bisogna comportarsi!

L’atteggiamento minaccioso zeppo di “altrimenti” non si concilia con un gioco dove, per fortuna, manca la contropartita del “pericolo fisico” e quindi una minaccia esagerata, più che spaventare, irrita ed indispone.

E’ preferibile una amichevole ma chiara esposizione delle proprie idee che contempli i vantaggi per il nostro alleato in caso di adesione e gli svantaggi, naturalmente descritti oltre misura catastrofici, di un eventuale diniego.

L’unica fase dove è permesso, ed a volte indispensabile, il tradimento è a fine partita quando, con la c.d. "pugnalata alle spalle", possiamo conquistare il fatidico diciottesimo centro o, quanto meno, spianare la strada ad un nostro sicuro successo.

Bisogna tener presente, infatti, che la possibilità di giocare nuove partite contro gli stessi giocatori è molto elevata e, se anche così non fosse, il reciproco scambio di informazioni tra giocatori postali è degno dei migliori servizi segreti del mondo (chi si ricorda del gustoso aneddoto, degno del miglior Wodehouse, apparso su Europae Imperator di Paolo Carraro, in cui fu anche assegnato il premio “Candido Pesce”?) e pertanto, a lungo termine, una nomea di “affidabile” (… o quasi!) risulta più redditizia per proseguire con successo a giocare a Diplomacy.

Discorso a parte invece meritano i comunicati stampa dove è permesso, proprio per la loro funzione di “contorno” alla partita (sono stati pubblicati piacevolissimi articoli), dar libero sfogo alla propria fantasia con dichiarazioni pompose, comunicati aggressivi, anonime insinuazioni e richieste di alleanza.

Non voglio con questo incoraggiare comportamenti troppo “permissivi” ma solo perorare la causa dei giocatori “amici-nemici” che vivono ogni partita come un gioco in cui ciò che importa è, prima di tutto, divertirsi … magari rendendo pan per focaccia!


Fabrizio Mattei

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