LGA 2 7 Gli Spazi di Mare

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Articolo di Strategia Classica
Titolo Gli spazi di mare
Titolo Originale The Sea Spaces
Autore Mark L. Berch
I Pubblicazione Diplomacy World n° 42
Traduttore Riccardo Savini
Nazioni Inghilterra,Italia,Francia,Turchia
Fonte Link all'articolo

Gli Spazi di Mare

Di Mark L. Berch, traduzione a cura di Riccardo Savini

Versione originale tratta da Diplomacy World n° 42 (1982): http://www.diplomacyworld.net/



Non è stato scritto molto a proposito della mappa “in se”. Quel poco che è stato scritto di solito ha a che fare con quanto poco la mappa corrisponda alla verità (“errori nella mappa”) o ha preso l’aspetto di un “nap quiz”.

Per quanto io abbia cercato nessuno ha scritto a proposito degli spazi di mare in se. Di conseguenza le categorie e le etichette usate in questo articolo sono una mia invenzione.

Le province di mare hanno alcuni aspetti in comune fra tutte. Nessuna di esse e’ un centro di approvvigionamento e solo le flotte possono occuparle. Ma esse differiscono in molti altri aspetti importanti e ci sono diverse possibili classificazioni.

Io credo che il sistema più utile si basi sul numero di altri spazi di mare con cui confinano il che ci da cinque categorie.

I crocevia. Il Mare del Nord, l’Atlantico Centrale e Il Mar Ionio confinano con altri 4 spazi di mare. Hanno un certo numero di altri aspetti in comune, Sono per le Potenze corrispondenti (Inghilterra, Francia e Italia) i più importanti spazi di mare (benché per l’ Italia sia scelta difficile), ciascuno confinante con almeno un centro di supporto patrio e almeno due neutrali. Si tratta di gran lunga dei tre più importanti spazi di mare per la formazione delle linee di stallo. Ma probabilmente la cosa più importante che essi hanno in comune è forse la meno nota: sono estremamente difficili da aggirare. Supponete infatti di voler andare con una flotta dal Mediterraneo Orientale al Tirreno; la strada più diretta (Med. Orientale – Ionio – Tirreno) necessita di un solo anno di gioco. Aggirare lo Ionio richiede il movimento attraverso Aeg-Gre-Alb-Adr-Apu-Nap-Tyr. Un viaggio di tre anni e mezzo. Il viaggio dal Mediterraneo Occidentale al Nord Atlantico è ancora più lungo. Dei tre il Mare del Nord è certamente il primus inter pares. Nessuno degli spazi di mare con cui confina confina anche con uno degli altri ed è adiacente a 6 centri di supporto, piu di ogni altro spazio sulla mappa.


I mari interni. Il Mar Nero, il Baltico assieme al Golfo di Botnia (considerati assieme). Puo sembrare stano l’accostamento fra le due zone ma in realtà esse hanno molto più in comune del semplice non confinare con altri spazi di mare. Ciascuno confina con esattamente 5 centri di supporto: uno russo, 2 di una potenza confinante con la Russia (uno confinante solo attraverso il mare stesso l’altro anche con un altro punto di contatto) e 2 altri centri neutrali (di cui uno normalmente appannaggio russo l’altro praticamente sempre destinato al vicino), entrambi aperti a sud benché il Baltico abbia più uscite. Ritengo che la ragione per la quale lo spazio a nord sia stato diviso in due sia che la Russia e la Germania, gia confinanti e potenzialmente in conflitto nel 1901 sul corridoio polacco, non necessitavano di una seconda area di contatto. La Germania, sostanzialmente potenza occidentale avrebbe avuto da una flotta russa nel Baltico gia nella primavera del 1901 troppa distrazione.

Le corsie di mare. Il mare di Norvegia, il Canale della Manica, il Mediterraneo Occidentale, il mar Tirreno e il mare Egeo. Qui e nella categoria seguente, la stretta divisione per “numero di zone di mare confinante” si sfuma parzialmente. Si tratta infatti di zone adiacenti ad altri 3 spazi con l’eccezione dell’Egeo, incluso qui per due ragioni. Prima di tutto a causa del notevole traffico marino da e per il mar Nero attraverso Costantinopoli, praticamente tutto convogliato attraverso l’Egeo (diversamente dal Mediterraneo Orientale). Secondariamente l’Egeo confina con 4 centri di supporto un po’ fuori dai limiti imposti al ruolo di “stagno” a cui si dovrebbe relegare. Benché ciascuno individualmente non sia importante quanto uno dei crocevia, sono collettivamente (notate che sono cinque in tutto) almeno altrettanto importanti; scenari delle grandi battaglie navali. Queste province cambiano di mano più spesso dei crocevia. Benché possano essere aggirate con molta meno difficoltà (solo il mar di Norvegia ha un confine a bordo mappa) vale la pena di controllarli dato che ciascuno confina con almeno 2 centri di supporto e, quasi altrettanto importante, confinano con i crocevia. Ciascun crocevia infatti confina con due corsie che collettivamente comunque confinano con tutti gli spazi di mare della mappa eccettuati i mari interni e tre delle baie; connettono i crocevia l’uno con l’atro e in senso stretto, sono il collante che tiene assieme le province di mare.

Gli stagni. Il Golfo di Lyon, il Mediterraneo Orientale, l’Oceano Atlantico Settentrionale e il mare di Irlanda connessi generalmente con altri 2 spazi di mare con due eccezioni: Il mare di Irlanda e il Nord Atlantico. Li ho inclusi nella categoria per due ragioni principali. Confinano con solo un centro di supporto (lo stesso in realtà) e in effetti c’è così poco traffico fra loro che hanno due vicini e non tre. Le linee di stallo tendono ad aggirarli tutti e, come il golfo di Lione e il mediterraneo orientale, non hanno niente che li avvicini per importanza alle corsie di mare. Queste quattro province vengono facilmente e frequentemente aggirate. Se in realtà hanno qualche importanza tende ad essere locale. Il golfo di Lione, confinando con due centri di supporto, è probabilmente il più importante specialmente considerando le relazioni fra Francia e Italia ma anch’esso è handicappato dal non confinare con un crocevia. Hanno infatti (gli stagni) così pochi collegamenti con gli altri mari che prevale la loro relazione con la terraferma. Così il mediterraneo orientale da all’Italia una via alternativa di accesso alla Turchia, il Nord atlantico o il mare di Irlanda sono le vie migliori per la Francia per il primo centro di supporto inglese ecc. Comunque rimangono stagni e una partita può andare avanti per anni senza che una battaglia ne disputi il controllo o perfino che vengano occupati.

Le baie. Barents, lo Skagerrak, la Baia di Helgoland, l’Adriatico; parte di cio che riapplica agli stagni si rivede ancora con più enfasi nelle baie. Connesse a solo un altro tratto di mare (cosa che riduce ovviamente la loro importanza) sono ben connesse a centri di supporto, certamente più degli stagni. Fra questi il Barents è chiaramente il meno essenziale; l’unico non connesso a un crocevia è altresì collegato solo a due altre province terrestri. La cosa curiosa delle baie è che tre su quattro non sono connesse a spazi terrestri che non siano centri di supporto, caratteristica comune solo con il mare Egeo. Suppongo che l’Adriatico, Helgolad e lo Skagerrak siano state creati con lo scopo di evitare che l’importanza dei crocevia non sfuggisse di mano; mentre l’Adriatico e la baia di Helgolad evitano uno scontro anticipato per il controllo dei due crocevia connessi (ndt. assegnandoli di fatto a una delle Potenze), il mare di Barents evita un possibile attacco inglese a San Pietroburgo nell’autunno del 1901 e tende a rallentare in genere le manovre inglesi contro la Russia durante la partita. A causa del loro genericamente basso valore strategico questi spazi (e in misura minore gli stagni) sono spesso spazi di ritirata, occupati non tanto per se stessi quanto perché la flotta ha perso il controllo di zone più desiderabili. Nello stesso tempo le baie, eccettuato forse l’adriatico, tendono ad essere trappole mortali per le flotte. Le grandi potenze, assicuratesi il controllo dei crocevia e delle corsie dei mari, mettono le flotte nemiche con le spalle al muro qui, annichilendole con una o due unità soltanto.

Questo non è l’unico metodo di catalogazione degli spazi di mare. Potete classificarli per numero di centri di supporto cui confinano o per numero totale di spazi confinanti (di terra e di mare). In alternativa si può seguire un approccio strategico, osservare quanto spesso vengono occupati. Si può studiare quanti attacchi vengono lanciati dagli stessi o quanto spesso sono cardine di difesa o ancora quanto spesso lo spazio viene attaccato. Si può cercare di calcolare un tempo medio di permanenza (per studiare se sono spazi in cui le flotte si fermino o in attraverso cui passino) e ciascuno di questi metodi potrebbe dare un diverso raggruppamento.

Ma questo assomiglierebbe troppo a un lavoro.

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